ἐπιτριηράρχημα, ἐπιτριήραρχος.
Il verbo risulta formato dalla preposizione ἐπί, impiegata come preverbo con il valore di «in più» (Chantraine, DELG, 358), unita al verbo τριηραρχέω, che definisce l’azione di allestimento di una τριήρης, imbarcazione a tre ordini di remi.
ἐπιτριηραρχέω:
Poll. Onom. 1.123: ἐπιτριηράρχημα δέ ἐστιν ὁ χρόνος ὅν τις ἐπετριηράρχησεν ἐξήκοντος μὲν αὐτῷ τοῦκαιροῦ, βραδύνοντος δὲ τοῦ διαδόχου («L’epitriērarchēma è il periodo in cui uno svolge la funzione di trierarca oltre la durata legale, quando il suo mandato è concluso ma il subentrante tarda»).
ἐπιτριηράρχημα:
- Poll. Onom. 1.123: vd. supra.
- Harp. s.v. Ἐπιβάτης· Δημοσθένης ἐν τῷ Περὶ τοῦ ἐπιτριηραρχήματος («Epibatēs: Demostene nell’orazione Sull’epitriērarchēma»); s.v. Ἐπόγδοον· Δημοσθένης ἐν τῷ Πρὸς Πολυκλέα περὶ τοῦἐπιτριηραρχήματος («Epogdoon: Demostene nell’orazione Contro Policle, sull’epitriērarchēma»); s.v. Πεντηκόνταρχος· ὁ τῆς πεντηκοντόρου ἄρχων, ὡς δηλοῖ Δημοσθένης ἐν τῷ Περὶ τοῦἐπιτριηραρχήματος («Pentēkontarchos: il comandante della pentecontera, come mostra Demostene nell’orazione Sull’epitriērarchēma»); s.v. Τριηράρχημα· τὸ εἰς τὴν τριηραρχίαν ἀνάλωμα· Δημοσθένης ἐν τῷ περὶ τοῦ Τριηραρχήματος. ἐπιτριηράρχημα δὲ τὸ ἀναλισκόμενον μετὰ τὸν τῆς τριηραρχίας χρόνον («Triērarchēma: la spesa per la trierarchia; Demostene nell’orazione Sul triērarchēma. Epitriērarchēma invece è ciò che viene speso dopo il periodo della trierarchia»).
- Lex. Seg. a s.v. ἐπιτιμᾶν· ἀντὶ τοῦ ἐπιπλήσσειν. Δημοσθένης Περὶ <ἐπι>τριηραρχήματος («Epitiman: nel senso di rimproverare. Demostene nell’orazione Sull’epitriērarchēma»); s.v. δεδιακόνηκα· Δημοσθένης Περὶ τοῦ ἐπιτριηραρχήματος («Dediakonēka: Demostene nell’orazione Sull’epitriērarchēma»).
- Lex. Vind. s.v. τριηράρχημα τὸ εἰς τὴν τριηραρχίαν ἀνάλωμα. ἐπιτριηράρχημα δὲ τὸἀνευρισκόμενον μετὰ τὸν τῆς τριηραρχίας χρόνον. Δημοσθένης ἐν τῷ περὶ τοῦ τριηραρχήματος («Triērarchēma: la spesa per la trierarchia. Epitriērarchēma invece è ciò che risulta speso dopo il periodo della trierarchia. Demostene nell’orazione Sul triērarchēma»).
ε risulta attestato all’interno dell’orazione pseudodemostenica Contro Policle ([Dem.] 50), nell’Onomasticon di Polluce alla voce ἐπιτριηράρχημα, così come nell’ipotesi di Libanio (Arg. D. 48.1).
La pseudodemostenica Contro Policle (sulla cui paternità Bers 2003, 9-15), verosimilmente scritta da Apollodoro figlio di Pasione (vd. Trevett 1992) e databile tra il 360 e il 358 a.C. (Trevett 1992, 43) o, secondo Ballin (1978, 5), tra il 359 e il 357 a.C., reca informazioni in merito all’azione legale dello stesso Apollodoro contro un tale Policle figlio di Policrate. Apollodoro afferma di aver dovuto sostenere le spese ingentissime di una trierarchia protrattasi oltre la durata legale di un anno, per un totale di diciassette mesi (50.10), a causa del ritardo con cui Policle, designato come suo successore, si presentò a rilevare la nave. Il servizio eccedente è designato dal sostantivo ἐπιτριηράρχημα (50.1), che compare anche nel titolo dell’orazione. Inoltre Policle, una volta raggiunto Apollodoro a Taso, differì ulteriormente il subentro affermando di non voler rilevare la nave da solo in assenza del proprio syntriērarchos (50.37), la figura che si sobbarcava l’onere della trierarchia in collaborazione con uno o più colleghi a partire dalla fine del quinto secolo fino al 323/2 a.C. (vd. Gabrielsen 1994, 173-82). Del proprio syntriērarchos, che non nomina mai, Apollodoro dice soltanto di aver prestato servizio anche per il periodo che sarebbe spettato a quest’ultimo (50.40; 50.58). Al paragrafo 68 menziona invece un tale Euripide, non altrove citato nell’orazione, con il quale Policle aveva condiviso una trierarchia in precedenza, senza rilevarne la nave allo scadere del suo semestre. Apollodoro chiede dunque a Policle il risarcimento delle spese sostenute nel periodo eccedente.
Il fenomeno dell’epitriērarchēma, su cui si vedano già le osservazioni di Gabrielsen (1994, 77-80), doveva essere piuttosto comune. Oltre al riferimento dello stesso Apollodoro ([Dem.] 50.33), che allude all’esistenza di altri casi simili al suo, è significativo che l’affidamento della liturgia al successore lasciasse il trierarca uscente ancora seriamente responsabile qualora il successore ritardasse la presa in servizio. Abbandonare la nave avrebbe infatti potuto esporlo a una graphē lipotaxiou (Ballin 1978, 201-2), una procedura (per la quale si rimanda a Hansen 1976, 72) che prevedeva l’atimia: un’eventualità da cui Apollodoro si considera al riparo (50.63: οὐ περὶ πλείονος ἐποιησάμην τὰ ἐμαυτοῦ ἴδια ἢ τὰ ὑμέτερα, ἀλλ᾽ ἡγούμην δεῖν καὶ χρημάτων ἀναλισκομένων κρείττων εἶναι καὶ τῶν οἴκοι ἀμελουμένων καὶ γυναικὸς καὶ μητρὸς νοσούσης, ὥστε μήτε τὴν τάξιν αἰτιᾶσθαί μέ τινα λιπεῖν μήτε τὴν τριήρη τῇ πόλει ἄχρηστον γενέσθαι; «Non ho dato maggior peso ai miei affari privati che ai vostri, ma ritenevo necessario mostrarmi superiore sia alle spese che sostenevo, sia agli affari trascurati in casa, e alla malattia di mia moglie e di mia madre, cosicché nessuno potesse accusarmi né di aver abbandonato il mio posto né di aver reso la trireme inutile alla città»).
Nell’assemblea del 24 Metageitnione dell’arcontato di Molone (362/1 a.C.), in cui furono riferite numerose notizie gravi, si deliberò su proposta di Aristofonte che i trierarchi, tra i quali Apollodoro, mettessero in mare le navi. Alessandro di Fere aveva occupato Teno e ridotto in schiavitù i suoi abitanti. Miltocite, ribellatosi a Coti, re degli Odrisi, aveva inviato ambasciatori per chiedere un’alleanza e l’invio di truppe, offrendo di restituire il Chersoneso. I Proconnesi, alleati di Atene, chiedevano a loro volta aiuto contro Cizico, che li attaccava per terra e per mare. Inoltre, mentre mercanti e armatori stavano per salpare dal Ponto, Bizantini, Calcedoni e Ciziceni costringevano le navi a fare scalo nei propri porti a causa della scarsità di grano ([Dem.] 50.4-6).
Il differimento della presa in servizio di Policle va quindi collocato nel contesto di una grave crisi economica e politica per Atene. Cawkwell (1984, 337) considera in particolare problematica in quel momento la presenza nell’Egeo delle navi di Alessandro di Fere e il fatto che molti nuovi trierarchi avevano dato in affitto ad altri le proprie trierarchie (su cui [Dem.] 51.8). Per un inquadramento storico-politico dell’orazione si veda anche Blanshard 2010, 218-23.
Il termine ἐπιτριήραρχος ricorre soltanto in IG II2 1612, databile al 357/6 a.C. (vd. McArthur 2021, spec. 514-16). Si tratta di una delle stele recanti i rendiconti degli ἐπιμεληταὶ τῶν νεωρίων, su cui si vedano Guarducci, Epigrafia Greca II, 211-22 e Gabrielsen 1994.
Alle ll. 136-40 si trovano i nomi dei syntriērarchoi dell’anno, come nelle linee precedenti e successive, ma costoro sono definiti appunto epitriērarchoi: Ἐπιτριήραρχοι | Στρατοκλῆς Διομει, | Εὐθύδημος Διομει·.
Stratocle ed Eutidemo del demo di Diomea sono padre e figlio, rispettivamente nonno e padre dell’oratore e politico filomacedone Stratocle di Diomea (su cui si veda Luraghi 2014).
Di Stratocle (I) di Diomea, menzionato nell’iscrizione, abbiamo varie attestazioni nell’epigrafia pubblica ateniese della seconda metà del quarto secolo a.C. (356-292 a.C.); egli, oltre ad essere menzionato quale epitriērarchos in questa iscrizione, fu insignito di sei trierarchie tra il 357 e il 356 a.C. (Davies 1971, 494). Eutidemo, figlio di Stratocle, fu invece trierarca per due volte, insieme al padre sopracitato (IG II2 1612, ll. 136 sgg. e 210 sgg.).
L’iscrizione IG II2 1612, che li registra syntriērarchoi per il secondo anno consecutivo, è datata a un anno, il 356 a.C., in cui si consumò, durante l’estate, dopo la defezione della maggior parte degli alleati ateniesi, la disfatta di Atene a Embata, presso l’isola di Chio, nell’ambito della cosiddetta guerra sociale (357-5 a.C.). Si possono così intuire le difficoltà nell’essere prontamente sostituiti in mare dai syntriērarchoi dell’anno successivo, mentre le ragioni per cui i due si fossero sobbarcati un incarico per una durata maggiore a quella effettivamente dovuta nel proprio mandato senza abbandonare la nave devono evidentemente avere a che fare con il rischio, già menzionato, di essere perseguiti per una graphē lipotaxiou, che comportava ben più della perdita di ingenti risorse economiche.
- Ballin 1978: T.N. Ballin, A commentary on Demosthenes 50, Against Polykles, Ph.D. Dissertation, University of Washington, Seattle 1978.
- Bers 2003: V. Bers, Demosthenes, Speeches 50-59, Austin 2003.
- Blanshard 2010: A.J.L. Blanshard, War in the law-court: some Athenian discussions, in D.M. Pritchard (ed.), War, Democracy and Culture in Classical Athens, Cambridge 2010, 203-24.
- Cawkwell 1984: G.L. Cawkwell, Athenian Naval Power in the Fourth Century, CQ 34, 1984, 334-45.
- Davies 1971: J.K. Davies, Athenian Propertied Families, Oxford 1971.
- Gabrielsen 1994: V. Gabrielsen, Financing the Athenian Fleet, Baltimore 1994.
- Guarducci, Epigrafia Greca II: M. Guarducci, Epigrafia Greca, II, Epigrafi di carattere pubblico, Roma 1969.
- Hansen 1976: M.H. Hansen, Apagoge, Endeixis, and Ephegesis against Kakourgoi, Atimoi, and Pheugontes, Odense 1976.
- Luraghi 2014: N. Luraghi, Stratokles of Diomeia and Party Politics in Early Hellenistic Athens, C&M 65, 2014, 191-226.
- McArthur 2021: M. McArthur, Athenian Shipbuilders, Hesperia 90.3, 2021, 479-532.
- Trevett 1992: J. Trevett, Apollodoros the Son of Pasion, Oxford 1992.