nausson (ναῦσσον, τό)

Autore Alessandro Perucca
Traduzione (Nome di) tassa
Etimologia

Nella prima attestazione del termine (cfr. infra) il suono -ss- è espresso con la lettera sampi (van Effenterre – Ruzé, Nomima I 32b, l. 4). Per questa ragione, ritenendo che questo grafema fosse utilizzato in parole dall’origine non greca, i primi commentatori avevano ritenuto che si trattasse di un prestito di un termine straniero, forse di derivazione caria (Wackernagel 1893, 299-300, seguito da Frisk, GEW II, s.v. ναῦσσον e Beekes, van Beek, EDG II, s.v. ναῦσσον). Chantraine, DELG, s.v. ναῦσσον ritiene tale ipotesi indimostrabile e non esclude un rapporto con il termine →ναῦς. Vreeken 1953, 28-29 respinge un’origine anellenica di ναῦσσον («in inscriptionibus littera sampi saepissime praesto est in verbis quae quin graeca sint dubitari non potest») e, associandolo ai termini νεοσσός, ἔπισσαι, μέτασσαι e περισσός, ne individua un’origine comune con il verbo κεῖσθαι e lo identifica come una tassa per lo stazionamento della nave nel porto (contra Pugliese Carratelli 1963, 248, per il quale «sembra […] estraneo ogni nesso con la nautica»). Di recente, Dubois 2014, 603-608 ha identificato ναῦσσον come una derivazione di ναῦς con l’aggiunta del suffisso -σοος (<*nāu-kwyow-os), indicante ‘transito’, ‘passaggio’. Ciò lo avvicinerebbe al suffisso -σοα, riscontrabile in alcuni termini di ambito pastorale di significato analogo (cfr. Hsch. s.v. μηλοσόη· ὁδός, δι’ ἧς τὰ πρόβατα ἐλαύνεται). Dubois, dunque, ha interpretato il senso originale del termine come «le lieu où se meuvent les bateaux», da cui «le chenal d’accès au port».

Trattazione

Le attestazioni sicure di ναῦσσον sono due – cui se ne aggiunge una più incerta – e sono tutte di origine epigrafica. La prima occorrenza del termine si trova in un decreto onorifico proveniente da Cizico (van Effenterre – Ruzé, Nomima I 32b, l. 4), considerato una copia del I sec. a.C. incisa sulla stessa pietra di un’iscrizione dell’ultimo quarto del VI secolo di cui sono leggibili solo le ultime linee (Nomima I 32a). In questo caso, la doppia sibilante è espressa tramite una lettera preceduta da due punti e composta da tre aste verticali unite all’estremità superiore da un tratto orizzontale (si veda la riproduzione in Pulvirenti 2019, 29). L’ipotesi più accreditata è che si tratti di un arcaico sampi, attestato anche nella madrepatria Mileto (Wachter 1998, 1-3), che il lapicida non comprese e riprodusse pedissequamente nella copia ellenistica del decreto (Wackernagel 1893, 300; Hiller in Syll.3 4; Jeffery, LSAG2, 38-39, 60; Dubois 2014, 604). Il termine è riportato in un elenco di tasse non incluse nell’ateleia concessa all’onorato e ai suoi discendenti, quali l’imposta per l’uso della bilancia pubblica, quelle per la vendita di cavalli e schiavi e una non meglio specificata ‘tassa del quarto’ (τετάρτη). La varietà di queste tasse non permette di stabilire in cosa consistesse precisamente il ναῦσσον. Fu Toepffer 1891, 418 il primo a mettere in relazione il ναῦͲον dell’epigrafe cizicena con il ναῦσσον menzionato in un’iscrizione di Cos della fine del II secolo a.C. (IG XII IV.1 293, ll. 1-2; sulla datazione cfr. Crowther 2004, 25-26, 28), che elenca i sacrifici che devono offrire coloro che hanno preso in appalto la riscossione di numerose imposte. Fra quelle citate sono presenti un ναῦσσον ἔξω (l. 1) e un ναῦσσον semplice (l. 2), che qui risultano essere due tasse differenti.

È incerto in che cosa consistessero i due tributi menzionati nell’iscrizione di Cos e in quella di Cizico. Le ipotesi avanzate, comunque, convergono tutte verso un’interpretazione nautica del termine. La maggior parte dei commentatori identifica il ναῦσσον con una tassa sul trasporto marittimo delle merci o come un’imposta doganale sulle importazioni ed esportazioni, da cui l’uso di ἔξω nella legge di Cos (cfr. Toepffer 1891, 417-418; Andreades 1961, 175; Ampolo 1994, 32; Hallof in IG XII IV.1 293; Migeotte 2014, 256). Altri studiosi, invece, hanno preferito vedervi una tassa sull’uso delle strutture o dei servizi portuari: Vreeken 1953, 28-29 – che, come detto, individuava nel termine un’origine comune con il verbo κεῖσθαι – ha suggerito che il ναῦσσον costituisse un tributo versato dai naukleroi per lo stazionamento della nave nel porto, pur ammettendo difficoltà nell’interpretazione del riferimento τὰν ὠνὰν ναύσσου ἔξω; Dubois 2014, 606, appoggiandosi alla sua ricostruzione etimologica (cfr. supra), ha ipotizzato che potesse trattarsi di una tassa dovuta per l’ormeggio e per l’entrata e uscita dal porto delle navi, che dovevano avvalersi delle competenze «d’un pilote et d’une équipe de lamaneurs à bord de petits bateaux de service». Come ha segnalato Falco 2019, tuttavia, l’esistenza di questo personale tecnico non è mai attestata, mentre sono conosciuti esempi di attrezzature utilizzate nei porti per trainare a riva le imbarcazioni (come l’ὁλκός, un argano ricordato da Hdt. 2.154.5, 159.1 e Eur. Rhes. 146, 674).

È forse possibile riscontrare un’ultima attestazione di questa tassa in un timbro d’anfora decisamente insolito rinvenuto a Pergamo che reca i termini Ἐ̣λιμε[ν]ο̣[ ] | Ναυσσο[ ] inframmezzati dalla raffigurazione di un remo o un timone (Börker, Burow 1998, 67 nr. 593; cfr. anche Garlan 2002, 207 nr. 262). Börker identifica il secondo come un nome personale non altrimenti attestato, ma l’enigmatica menzione del porto alla l. 1 e l’attributo marinaresco potrebbero consentire di escludere questa ipotesi e di leggervi, piuttosto, un riferimento al ναῦσσον (cfr. Dubois 2014, 606). Quanto al primo termine, Garlan ritiene possa trattarsi dell’indicazione temporale ε′ λιμέ[ν]ο[ς], ossia ‘il quinto anno del porto’, espressione che conosce un parallelo in un timbro di anfora conservato nella collezione del museo Benaki di Atene (ἔτους ζ′ λιμένος, cfr. Grace 1970, 307). In effetti, un riferimento cronologico e topografico di questo tipo si concilierebbe bene con la menzione di un’imposta applicata in ambito portuale e potrebbe alludere, ad esempio, al pagamento dovuto (o avvenuto) della tassa stessa. Su quest’ultimo punto, tuttavia, è necessario mantenere una certa cautela, per via dell’assenza di paralleli che possano fornire informazioni utili. Un’ulteriore difficoltà risiede nel fatto che la timbratura e il pagamento del ναῦσσον fanno riferimento a fasi molto diverse: la prima afferisce alla fase di produzione dell’anfora, essendo effettuata direttamente negli ergasteria ceramici; il secondo avviene in una fase successiva, al momento dello stazionamento o della partenza della nave dal porto. L’impressione, dunque, è che la questione sia al momento destinata a rimanere aperta.

Bibliografia
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DOI 10.25429/sns.it/lettere/lgnn0030
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